Quando non c’era… come si faceva?

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Provate a chiudere gli occhi e a catapultarvi indietro di 100, 1000 o 10.000 anni! In che mondo vivreste? Come vi districhereste nelle emergenze quotidiane? Un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di come gli uomini del passato vivevano ogni giorno.

Come illuminavano le strade ad esempio? E come comunicavano senza la rete? E i bagni, prima che inventassero i wc, come erano fatti? E i lavandini? E ancora: conservare i cibi non era affatto facile senza frigoriferi… il libro mostra tutti i trucchi e gli stratagemmi che i nostri antenati si inventarono per farlo.

Edito da Nord Sud edizioni, il libro, scritto da me, è un testo divertente (spero) e curioso per conoscere la storia in modo leggero e scanzonato. Con tanti esperimenti per provare a fare a casa quello che facevano i nostri nonni!

 

Scuola primaria: il materiale on line per le ricerche

Ieri un genitore mi chiedeva dove trovare materiale per fare le ricerche con la propria figlia. Ho annotato alcuni link che possono tornare utili per le ricerche on line. A quelle fatte con il cartaceo dedicherò un’altra puntata 😉

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Video on line

Su You tube trovate dei video meravigliosi sil canale Kurzgesagt realizzati da alcuni ragazzi tedeschi, in inglese ma sottotitolati in italiano. Qui il link https://www.youtube.com/watch?v=dGiQaabX3_o

Sempre su You tube nella sezione TedEd ci sono video molto carini come questi di storia o come questo
E sempre per la storia c’è la serie BBC Un giorno nel tempo, molto carino. O comunque curioso. Forse non è utile ai fini pratici di una ricerca ma dà l’idea di come si viveva e di cosa succedeva.

Enciclopedie on line

Tra le enciclopedie, oltre a wikipedia, per i ragazzi c’è la Treccani, sempre autorevolissima, con una Sezione scuola e una Sezione ragazzi.
A proposito di wikipedia, personalmente ne penso bene. Consiglierei sempre di fare una controllata incrociata alle date e alle informazioni che suonano un po’ strane: cifre enormi, episodi surreali, morti inverosimili… un buon criterio è controllare la bibliografia della voce. Se ce n’è molta, di solito è garanzia di qualità. Un’altra indicazione è sbirciare la voce inglese: normalmente gli anglosassoni vincono per approfondimento e precisione.
Oltre a questo c’è l’enciclopedia Sapere adatta anche ai più piccoli (magari aiutati da un genitore).
Siti utili di divulgazione
Infine, pensando sempre a ragazzi della primaria ci sono alcuni siti utili che vi indico
La sezione scuola del portale ENI fatta a mio avviso molto bene, è adatta alle ricerche scientifiche ha anche video esplicativi.
Rai Scuola (anche se per la primaria può essere un po’ difficile)
Il sito di Focus jr (anche se la sezione scuola ha qualche lacuna)
E due siti della BBC: questo e questo con video, tutorial e schede davvero carine. Vi consiglio di guardarle solo per il piacere di divertirvi un po’!
Se avete altre indicazioni da darmi sono ben felice di integrare!

Qual è stato il primo cartone animato a colori?

Come nella fotografia, anche per il cinema e i cartoni animati, i colori non sono arrivati immediatamente. A fine Ottocento hanno infatti iniziato a circolare i primi cortometraggi in bianco e nero proiettati in sale cinematografiche più o meno improvvisate. E solo negli anni Trenta comparirà il primo cartone animato a colori.

IL PRIMO CARTONE ANIMATO.  Fantasmagorie è stato uno dei primi cartoni (ancora in bianco e nero): lo fece Emile Cohl (1857-1938) nel 1908: richiese ben tre mesi di lavorazione e quasi 700 disegni!Il tutto fu proiettato al Théâtre du Gymnase di Parigi.fanstasmagorie.jpg

Il protagonista del cartone animato era un personaggio un po’ sfortunato: una specie di pagliaccio che di nome faceva… fantoccio (Fantôche)!

Per realizzarlo utilizzò la lanterna magica seguendo le regole  già conosciute e sperimentate da anni. La novità fu far scorrere una lastra con più immagini che davano la sensazione del movimento.

COME FUNZIONAVANO. Già ma come funzionavano questi strumenti? In pratica si proiettava una serie di immagini dipinte su vetro in rapida successione, su uno schermo in una stanza buia. Per farlo su usava una scatola chiusa – la lanterna – che conteneva una candela. La luce della candela passava attraverso un foro dotato di specchio concavo e di una lente che funzionavano grosso modo come un proiettore.

Silly_symphonyA COLORI. Il primo cartone animato a colori risale al 1932. Si chiama Fiori ed alberi: lo fece la Disney ed è possibile vederlo ancora oggi su you tube. Dura 8 minuti ed è un piacere per gli occhi!

Roy Disney (fratello di Walt) non era convinto della cosa temeva potesse rivelarsi un flop aggravato dal fatto che aveva appena stipulato un accordo di distribuzione con la  United Artists.

Essendo però uno col “bernoco per gli affari” trovò il modo per ridurre ai minimi termini i margini di rischio: riuscì infatti a ottenere l’esclusiva per lo sfruttamento del nuovo sistema per cinque anni (successivamente ridotti a due).

Questo gli assicurò un grande vantaggio rispetto alla concorrenza che per due anni dovette procedere con il vecchio sistema in bianco e nero.

Omaggio a cavalli, muli e asini della Prima Guerra mondiale

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Ne morirono oltre 8 milioni tra cavalli, muli e asini. I soldati della Prima guerra mondiale qui ne rendono omaggio.

Se si sommano anche cani, buoi e maiali, la cifra di animali morti durante quel terribile conflitto, arriva a 100 mila, esclusi i 200 mila i piccioni e colombi viaggiatori. Tutti vissero di stenti tra fango e bombe, condividendo il fronte insieme ai 60 milioni di soldati di tutta Europa.

Ma cosa facevano esattamente i muli in guerra? Erano fondamentali sulle montagne, insieme a buoi e cani venivano infatti utilizzati per il trasporto di parti di cannone, munizioni, provviste ed acqua.

I piccioni viaggiatori invece servivano per mandare messaggi alle truppe e insieme ai cani erano usati loro malgrado come “carne da macello” per rilevare la presenza di gas tossici.

I cani infine si usavano per il ritrovamento dei feriti ed ebbero durante tutto il conflitto bellico, anche un ruolo psicologico importantissimo per i soldati dentro e fuori la trincea.

 

 

Come sono cambiati i nonni

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DA UN MIO ARTICOLO DI FOCUS STORIA ANNO 2016

Secondo gli stereotipi in circolazione fino a pochi anni fa, le nonne erano quelle che facevano le tagliatelle e andavano in chiesa alla domenica; i nonni quelli che raccontavano storie e portavano la legna per scaldare vecchie case di campagna. Oggi sappiamo che non c’è nulla di più distante dalla realtà. I nonni, secondo le più recenti analisi sociologiche, sono infatti quelli che si godono la pensione – talvolta pagando affitti, rate del mutuo e spese di asilo di figli e nipoti. E se sempre meno donne anziane stendono pasta fresca fatta in casa, aumenta il numero di chi, superati i 70 anni, si iscrive a corsi di pilates e si avventura in iperboliche sessioni di informatica, maneggiando Skype, WhatsApp e Facebook. Cosa resta dunque di quell’immaginario e com’è cambiato il ruolo dei nonni nella nostra società in vorticosa trasformazione?

Vizi privati, pubbliche virtù. Innanzitutto occorre precisare una cosa: la categoria sociologica dei nonni è molto recente, appartiene infatti alla società moderna, industriale. Nel nostro paese tutto cominciò nell’Ottocento quando si diffusero nelle città i nuovi valori delle nascenti elìte borghesi. Il paese si stava poco alla volta trasformando e le famiglie più in vista si diedero un gran da fare a rivisitare in chiave moderna lo stile di vita nobiliare: fatto di bon ton, ricchezza e perbenismo, amalgamato però con i nuovi valori importati dalla Francia, dove la borghesia aveva fatto la Rivoluzione: intraprendenza economica, libertà, rispetto dei diritti individuali e soprattutto separazione della sfera pubblica da quella privata: la famiglia smetteva una volta per tutte di essere decisa a tavolino e diventava sempre di più una faccenda di cuore.

E i nonni? Loro si ritagliarono una nicchia che prima non avevano:  “Il loro ruolo essenziale nelle nuove famiglie era l’istruzione dei nipoti. Almeno all’inizio dell’800 prima che in Italia nascesse la scuola pubblica obbligatoria per tutti. La loro funzione era poi trasmettere i valori familiari e le regole del vivere sociale” precisa Elena De Marchi autrice con Claudia Alemani di Per una storia delle nonne e dei nonni (Viella). “Il nonno borghese trasmetteva infatti i valori della morale pubblica, la nonna quelli religiosi. Non solo: a lei spettava anche il compito di tramandare il sapere della famiglia e della casa, le tradizioni e le norme di comportamento femminili” .

Manuale di galateo. Ieri come oggi essere donne però non era facilissimo. Ed essere nonne, men che meno. Il fatto di indossare la gonnella implicava infatti a una rigidissima etichetta. “Una donna che è nonna, rinunzi pure a tutte le velleità di conquista, anche se è ancora giovane” recitava un manuale di galateo di fine Ottocento. “Adotti un costume severo, non balli assolutamente più, infine si astenga da tutto ciò che può destare un riso di scherno sul labbro di chi la osserva”. “La cosa non stupisce” precisa la storica. “In Italia una rivoluzione borghese non ci fu mai e i valori che si diffusero furono ibridi: si trattò molte volte di una semplice riattualizzazione dei clichè nobiliari”. Questo modello era ben rappresentato dalla nonna paterna di Leopardi: Virginia. Rimasta vedova del conte Giacomo (senior) a soli 25 anni, rifiutò altri pretendenti. E visse nel piano superiore del palazzo del poeta a Recanati. Giacomo (junior) e i fratelli vi salivano con gioia, felici di trascorrere il tempo con lei tanto che nel 1810 (a 12 anni) il poeta le dedicò una poesiola. E l’anno dopo addirittura un lungo componimento.

Alla contadina. Per una famiglia altolocata che c’era, nel nostro Paese, ce n’erano però migliaia che vivevano in campagna dove le regole erano molto diverse. Lì i nonni non si limitavano a svolgere ruoli educativi, ma tenevano direttamente il cordone della borsa.

Nelle masserie del sud Italia e più ancora cascinali della Bassa padana a dominare era il modello di famiglia patriarcale: nelle regioni della cosiddetta “Bassa” in particolare, i nonni vivevano perlopiù nella stessa casa assieme ai figli e ai nipoti, ricoprendo ruoli di primissimo piano. La cosa è facilmente spiegabile: “Quando erano presenti e ancora abili al lavoro, erano loro la figura di riferimento dinanzi al proprietario della terra. Non solo: coordinavano anche il lavoro della famiglia sul podere” spiega la storica. “Questo fece si che detenessero il potere economico e materiale, avendo spesso l’ultima parola in diverse questioni: figli e nipoti inclusi”. La letteratura e il cinema li ha ritratti più volte. Erano il padron ‘Ntoni dei Malavoglia di Giovanni Verga o il nonno Anselmo del film l’Albero degli zoccoli di Olmi, l’ingegnoso contadino che sostituiva in gran segreto, con la complicità della nipote Bettina, lo sterco di gallina a quello di mucca come concime, riuscendo a far maturare i suoi pomodori un mese prima di tutti gli altri. Un nonno affettivo, molto amato, ma soprattutto molto rispettato.

Qualcosa è cambiato. Il fascismo non è stato clemente con i nonni. Probabilmente per la scarsa tonicità dei muscoli divenuti anziani. O per il non più gagliardissimo spirito battagliero. In ogni caso, a partire dal Ventennio, i nonni sembrarono passare un po’ in cavalleria: il Novecento fu infatti piuttosto l’età dei padri. Le nonne si chiusero in cucina a fare le tagliatelle e i nonni divennero cantastorie, responsabili di tramandare le usanze e le tradizioni popolari, niente di più. Presenze affettive nella vita dei nipoti, prive però di quell’autorevolezza guadagnata sul campo nel corso dell’800. “Gli equilibri erano però destinati a cambiare ulteriormente con la metà del Novecento” precisa la storica “Grazie alle conquiste del femminismo, le donne si liberarono in parte del loro ruolo di casalinghe a tempo pieno ed entrarono nel mondo del lavoro”. Loro malgrado però trovarono un welfare insufficiente. E fu così che tornarono in soccorso i nonni che si riguadagnarono nuovamente un ruolo di attori di primissimo piano.

Non è un caso se alla fine degli anni Settanta in America è stata addirittura istituita una festa a loro dedicata: si era capito che il loro ruolo sociale (ed economico) era importantissimo. E che l’emancipazione femminile, in assenza di uno stato sociale forte, passava attraverso il sostegno delle generazioni più anziane, meglio remunerate.

Non senza qualche ambivalenza: se i valori di oggi vorrebbero anziani tonici, atletici e performanti fino ai 100 anni tanto che sono sempre più gli over 70 che si iscrivono in palestra, i perduranti cliché del secolo scorso prevedono ancora nonni accudenti come chiocce. E nonne, loro malgrado, ancora con la gonna rigorosamente sotto il ginocchio.

 

Perché è così difficile acchiappare una mosca?

La mosca ha una percezione del tempo diversa dalla nostra: il mondo le appare come un video al rallentatore.

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Questo di solito non succede (e c’è un motivo).

Nove volte su dieci, proprio quando siamo ormai convinti che abbia i secondi contati, la mosca vola via sotto il nostro naso: qual è il superpotere che le permette quasi sempre di mettersi in salvo? La risposta potrebbe sembrare scontata: la mosca è più veloce…Eppure le cose non stanno così: questo insetto percepisce il tempo diversamente e si muove in un mondo che per noi potrebbe essere quello di un video al rallentatore. Gli impulsi di luce giungono al suo cervello con una frequenza elevatissima, 250 flash al secondo (contro i nostri 60 al secondo). Così, per quanto il nostro movimento possa sembrarci veloce, alla mosca risulterà simile a una sequenza in slow motion e troverà il modo di mettersi in salvo (a meno che i suoi organi di senso o di volo non siano danneggiati).

La notizia (per chi vuole approfondire) prosegue qui

 

Perché della storia e Perchè della geografia.

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Con le mie ultime due pubblicazioni dedicate ai Perchè della storia e della Geografia, la collana di Emme edizioni va a quota 6! Tanto basta per creare un bel dadone in cartone e inventare un gioco dell’oca con cui presenterò il libro nei vari laboratori in giro per l’Italia. Se avete modo di leggerli e lasciarmi un commento sono molto contenta 🙂

buona lettura

 

A spasso per la Preistoria

La domanda più opportuna sarebbe: quale ho dimenticato? Pur sapendo di non poter esaurire la rassegna dei libri per bambini dedicati alla Preistoria, comincio con il segnalarvene alcuni, quelli che a me sono sembrati più carini: l‘Uovo meraviglioso non è semplice da recuperare, se però lo intercettate in qualche mercatino non lasciatevelo sfuggire! Su ebay lo trovate ma dovete farvelo spedire dall’Australia, quindi non è proprio a buon mercato.

Se poi volete sapere qual è il mio preferito è Storie prima della storia (Einaudi Ragazzi). Stefano Bordiglioni ha uno stile personalissimo e molto accattivante, ha la dote rara di affabulare e spiegare, divertendo molto i bambini. Quindi come tutti i suoi libri è una garanzia.

La Presitoria (Giunti) è invece a mio avviso più scolastico ed enciclopedico, ma contiene molte curiosità interessanti all’interno. E’ indicato per bambini appassionati più alla divulgazione che alla narrativa.

Sulle tracce degli antenati (Editoriale Scienza) è scritto da un autore, ovviamente preparatissimo: Telmo Pievani laureato in filosofia della scienza e attualmente docente all’università di Padova. Ha partecipato anche all’allestimento della mostra del Mudec di Milano Homo sapiens (meravigliosa, peraltro!). Il suo lavoro accademico non è però un ostacolo alla divulgazione anche per i più piccoli, anzi…

Al tempo dei primi uomini (Editoriale Scienza) infine è consigliato anche (e soprattutto) per chi ama i cartonati apribili, molto figurativi, con pop up e disegni. La casa editrice lo suggerisce per i 7 anni, ma personalmente lo consiglierei anche a bambine e bambini più piccoli.

Le avventure di Pokonoso (Piccoli) si presta anche a un uso didattico (avendo schede di comprensione), mentre Giò denti di ferro (Giunti) di Janna Carioli, adatto ai bimbi di terza, è una storia appassionante, che lascia sullo sfondo la Preistoria per affrontare temi importanti legati alla crescita dei bambini: non vi svelo la trama… 😉

Suggeritemi pure quelli che mi sono persa… buona lettura!!

 

 

 

Conosci la musica classica?

beethoven.jpgPerché Beethoven lanciò lo stufato e molte altre storie sui compositori. Questo è il titolo del libro, edito da Curci editore che vuole far conoscere ai più piccoli la vita e le opere dei grandi musicisti della storia. Io ho appena finito di leggere il primo dei due volumi (il secondo si intitola Perché Ciajkowskij si nascose sotto il divano e molte altre storie sui compositori).

Tre ragioni per cui mi sento di consigliarlo: l’autore, il violoncellista Steven Isserlis, si vede che non solo è un appassionato ma è anche un abile divulgatore. Ha un modo leggero, divertente e curioso di appassionare i ragazzi alla musica classica.

Leggerne qualche pagina può essere l’occasione di far capire ai bambini cosa c’è dietro una composizione, abituandoli a leggere un testo musicale, spiegando loro come nasce e con quali obiettivi.

Gli autori descritti nel volume che ho letto sono sei (Bach, Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms, Stravinsky). Ogni capitolo ha un’introduzione generale sull’autore, davvero molto leggibile e divertente e una serie di approfondimenti che si ripetono ogni capitolo dedicati alla musica, a cosa ascoltare e a una decina di episodi biografici. La formula funziona e appassiona.

Il mio consiglio è accompagnare i ragazzi nella lettura facendo loro ascoltare anche qualche brano musicale.

P.s. Come si spiega il titolo? beh, pare che Beethoven amasse molto il cibo, ma avesse anche un carattere non propriamente docile. Un cameriere un giorno gli portò un’ordinazione sbagliata e di tutta risposta il compositore gliela lanciò sul muso.

 

 

 

 

 

Ciceone, l’aperitivo greco per eroi omerici

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Nell’Iliade, Nestore la prepara come ricostituente per i soldati greci, nell’Odissea la maga Circe la offre a Ulisse e ai suoi compagni, per trasformarli in porci: sto parlando del “Ciceone” (κυκεών) la bevanda così come ci viene tramandata da Omero.
Già ma come si prepara? Riempite una tazza di acqua e mescolatela con la farina di orzo. Aggiungete il vino, un cucchiaio di miele, qualche foglia di menta e infine una spolverata di formaggio grattugiato.
Il ciceone era una bevanda sacra associata alla celebrazione dei misteri eleusini, riti religiosi iniziatici dell’antica Grecia relativi al culto della dea Demetra alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade. Il ciceone eleusino prevedeva solo acqua, farina e menta. Bere il ciceone e digiunare per nove giorni erano i due riti essenziali per essere ammessi ai misteri eleusini.
Per saperne di più sulla storia del cibo ho scritto un libro di divulgazione per ragazzi: si chiama Che bontà (Einaudi ragazzi) e racconta la storia dei cibi d’italia